Sentieri archeologici "alternativi"

ITINERARIO GIALLO

Grado di difficoltà: medio-alto

Necropoli di contrada Donzelle, Santuario di Capo d'Acqua,Villaggio della media età del bronzo U.T.C.; Museo Civico della Preistoria del Basso Belice.

Torre Donzelle è un toponimo che indica i resti di una torre risalente al XVI secolo, trasformata oggi in casa rurale, situata a poche centinaia di metri dallo Stretto. Ad Est della casa emerge un costone roccioso costituito, come allo Stretto, da calcareniti sabbiose. Nella parte terminale di questo sono presenti delle cavità, alcune inaccessibili altre violate in antico. Un limitato intervento di pulitura e scavo è stato effettuato nel 1972 da Giovanni Mannino (1) ed in tempi recentissimi, da un'èquipe di studenti di un campo-scuola.. La tomba A o delle colonne si inquadra nella ben nota cultura di Castelluccio (2200 - 1400 a.C.); è una tomba monumentale ipogeica con un lungo dromos (corridoio) di accesso, sei colonne ricavate a risparmio all'ingresso e cella pavimentata con lastre di pietra. Una parte del ricchissimo corredo è stato recuperato nonostante la tomba fosse già stata oggetto di scavi clandestini. La decorazione dipinta di stile castellucciano occidentale si trova anche su superfici che richiamano Malpasso; la decorazione a pointillé, propria dello stile Campaniforme, è applicata a forme del tutto diverse. La tomba B, a una decina di metri dalla precedente, è stata interamente scavata da Giovanni Mannino ed è stato recuperato tutto il materiale di corredo perché sigillato dal crollo della volta. La tomba è ipogeica, a pianta circolare e all'ingresso presenta le scanalature per l'alloggio del portello. Il materiale è inquadrabile nella cultura di Pantalica Nord e per la Sicilia occidentale in quella di Mokarta, dunque nell'età del bronzo finale o recente (1250-1050 a.C. secondo S. Tusa). Un ulteriore tentativo di ripristino e recupero del sito è stato effettuato nel mese di Agosto del 2000, da una equipe di scavo di un campo scuola, organizzato dalla SYS Piccola Società Cooperativa a.r.l. e sotto la direzione scientifica del Dott. Sebastiano Tusa, Direttore della Sezione Archeologica della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali della Provincia di Trapani. Tale operazione di recupero rientra in un progetto di sistemazione e valorizzazione del patrimonio archeologico e naturalistico del territorio di Partanna e di inserimento all'interno di una rete di fruizione turistica a vasto raggio. Nel corso dei lavori di pulitura di una terza tomba, a pochi metri dalla tomba B, purtroppo totalmente saccheggiata da vandali, è stato rinvenuto un frammento di un pettine in osso decorato da incisione a cerchielli analogo, per motivi decorativi, al pettine in avorio trovato presso Marcita (Castelvetrano, Trapani) all'interno di una tomba/ossario (tomba C) databile all'antica età del bronzo. La decorazione dell'esemplare di Marcita trova analogie nella cerchia del campaniforme in Sardegna, nella Grecia mesoelladica e micenea, ma soprattutto nel Mediterraneo orientale con i centri di produzione dell'avorio di Megiddo, Beisan, Hama (2).

Nel cuore della città di Partanna, non lontano dalla Chiesa Madre e a ridosso della via principale, il Corso Vittorio Emanuele, si trova il sito preistorico denominato U.T.C. dal nome dell'Ufficio Tecnico Comunale. All'interno dell'atrio dell'ufficio suddetto, nel 1998, sono stati rinvenuti i resti di capanne risalenti alla media età del bronzo databili dunque tra la fine del XV e l'inizio del XIII secolo a.C.. L'insediamento dell'U.T.C., o meglio ciò che si è salvato dal passare dei millenni, è stato riportato in luce nel corso di uno scavo di somma urgenza (eseguito da una équipe di studenti di un campo scuola, sotto il coordinamento scientifico di Sebastiano Tusa, Direttore della Sezione Archeologica della Soprintendenza per i BB. CC. AA. di Trapani) e dimostra, ancora una volta, la ricchezza di rinvenimenti archeologici nella zona di Partanna, dove numerosi dovevano essere un tempo gli insediamenti di tale entità ed importanza. Ad un primissimo sguardo, le tre capanne scavate nella tenera calcarenite possono anche non suscitare nel visitatore sensazioni di pura bellezza artistica; ciò che occorre fare, quando si visita questo sito particolare, è farsi trasportare in un lungo viaggio nel tempo della preistoria, verso i percorsi di vita dei nostri progenitori, per capire dove e soprattutto come essi vivessero. Tra le scoperte più interessanti sicuramente vi sono i numerosi focolari e le piastre di cottura che denotano un costante utilizzo delle strutture per le pratiche di vita quotidiana; altro dato importante è costituito dall'alto numero di ossa animali combuste e rotte, resti di pasto dunque consumati sul posto. Sull'ipotesi di una univoca funzionalità del sito, particolare anche per la notevole rientranza delle pareti superstiti, si studia ancora oggi; in fase di studio sono inoltre i reperti ceramici che datano il sito alla facies della media età del bronzo di Thapsos (Siracusa), sito eponimo che si trova sulla costa sud-orientale della Sicilia. I reperti ceramici e faunistici del sito sono ora in esposizione permanente al Museo Civico della Preistoria del Basso Belice di Partanna.

Foto tomba A,B,C (archivio fotografico SYS) (1) G. Mannino, Ricerche preistoriche nel territorio di Partanna in Tusa S. (a cura di ) La Preistoria del Basso Belice e della Sicilia Meridionale nel Quadro della Preistoria Siciliana e Mediterranea (2) S. Tusa, La Sicilia nella preistoria, pp. 307- 308, Sellerio Editore Palermo